Definirsi

Definirsi

Stavo leggendo un articolo su Internazionale, un articolo scritto da una giornalista palestinese sul The Guardian, che faceva notare come ora che è, tristemente ma di fondo innegabilmente, troppo tardi, ci sia una sorta di risveglio di coscienze su ciò che Israele sta compiendo in Palestina, soprattutto tra politici e giornalisti. Tante persone comuni sono sveglie da tempo.

A cosa serve, ora?

A lavarsi la coscienza, dovesse mai succedere che qualcuno in futuro dovesse venire a chiederci conto di questo genocidio. È questa l’unica risposta che sono in grado di darmi.

Ma basta davvero così poco per essere in pace con se stessi?

Dopo mesi e mesi di silenzio, di negazione, di notizie false, basta davvero dire qualcosa ora per ritenersi assolti? Ma non intendo agli occhi della storia, intendo ai nostri. Ognuno ai suoi.

Non sono anche queste le cose che ci definiscono? Che tracciano i nostri confini? A volte mi trovo a riflettere su quanto mi riesca più semplice avere un’idea chiara, un’identità precisa e definita sulle grandi questioni e quanto invece io faccia fatica a definirmi nelle faccende della vita quotidiana, a riconoscere i miei bordi, a non vivere con senso di colpa i miei confini, come se dovessi sempre qualcosa agli altri, prima che a me stessa. Come se fossi conseguenza e non causa.

Le grandi questioni, però, mi aiutano a definirmi anche nel piccolo.

Le cose lontane, a volte sono più nitide di quelle vicine, più riconoscibili, forse sono accompagnate da un’emotività diversa, non meno intensa, ma semplicemente differente, o forse è solo qualcosa che so gestire meglio.

Ma penso che riuscire a portare quell’identità nelle cose quotidiane, possa essere utile a perimetrarci, per riconoscere e rispettare i nostri confini, per definirci con consapevolezza e senza sentirci in colpa per chi siamo.

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