Nonostante

Nonostante

Mi sono messa a scrivere nonostante non mi andasse, ma al terzo mercoledì le scuse per non scrivere erano terminate, quindi mi sono seduta, cercando di pensare al perché ho iniziato. Da dove è nata questa necessità di scrivere, cosa significa dentro di me, perché mi pare di combatterla anziché nutrirla, coltivarla, incentivarla?

Forse mi serve tornare alle origini per capire come guadare il fiume e forse mi serve farlo tra queste pagine, protetta da quell’ingenua sensazione di non essere letta, che è ciò che mi ha dato la spinta per aprire circoletti.

L’inizio è il nonostante.

L’aver pensato, e pensarlo tutt’ora, che nonostante il prima possa esserci il dopo.

È questa l’idea che ha indirizzato la barra della mia vita; in passato, a volte, come un provocatorio “ah, sì?”, negli ultimi anni, assumendo i connotati di una pacifica consapevolezza.

Forse più pacificata che pacifica.

Ancora non del tutto, ma sulla buona strada.

A volte lo perdo di vista quel nonostante, forse perché non riesco ancora a darlo per assodato, a riconoscerne la presenza costante nella mia vita; poi però lo ritrovo lì, ad aspettarmi, mentre io finisco di chiedermi perché mi sento persa, come se non sapessi la risposta. Lui se ne sta lì, paziente, e un po’ mi viene pure a riprendere, per aiutarmi a ritrovare la strada, per aiutarmi a ritrovare me.

Per ricordarmi perché quella strada ho deciso di imboccarla, come ho fatto a vederla, a riconoscerla, a decidere di costruire quel sentiero, a volte irto e scosceso.

Vederlo, quel nonostante, lì è l’evoluzione, la crescita, la forza.

La consapevolezza che la vita non sia una condanna, ma che riservi delle possibilità, anche dopo le tempeste più aspre, pure se continua a piovere.

Non serve il sole, non sempre perlomeno, è questo il nonostante; si può andare verso luoghi sereni anche camminando sotto la pioggia, con il viso sferzato dal vento.

Nelle giornate fredde e umide, in quelle grigie, non significa che sia vano o inutile, non significa che sia la strada sbagliata.

Forse la parte difficile del nonostante non è tanto credere che possa esserci qualcosa dopo, qualcosa che valga la pena di essere visto, quanto piuttosto lasciare andare quello che c’era prima; ciò che è conosciuto, pure se fa male, a volte pare più rassicurante dell’ignoto.

Ma nonostante è concedersi la possibilità della felicità. Pure con le cicatrici, le occhiaie e le gambe indolenzite dal tragitto. Continuando a salire.

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