Poter sentire
Ci ho messo un po’ a capire che conquista fosse poter sentire. Riuscirci senza cadere in pezzi, senza sgretolarsi.
Farlo sapendo di poterlo fare.
Ho capito che era quello il passaggio da sbloccare, la serratura da far scattare non era quella del sentire solo cose piacevoli, era quella che portava nella stanza in cui tutto può essere sentito.
Senza negazione, ma senza sopraffazione.
Su una barca capace di riconoscere il mare calmo da quello in burrasca e di navigarli entrambi. Non per dimostrare qualcosa a qualcuno, ma per attraversarli come si fa con i tratti di un sentiero che ci porta dove vogliamo andare.
Mi sono sentita forte quando l’ho capito, quasi invincibile.
Poi, incredibilmente sciocca.
Avere una barca capace di solcare il mare in tempesta ed essere un marinaio capace di farlo non significa uscire dal porto intenzionalmente col mare in tempesta.
Significa, forse, più che altro, sapere come trarsi in salvo dalla tempesta. Sapere che bisogna uscirne e che si può fare, passandoci attraverso e poi rimettendo in sesto barca e marinaio.
Perché è nella quiete dopo la tempesta che ci si può davvero permettere di sentire ciò che è stato attraversarla.
Nel bel mezzo della tempesta bisogna sopravvivere.