Le porte

Le porte

Ci sono delle cose banali nella vita, a volte sono frasi, e ci sono delle cose che succedono nella vita a cui capita di continuare a pensare per un lungo periodo, a volte sono frasi; logicamente e sintatticamente semplici, esprimono concetti ovvi, in effetti talmente ovvi da risultare quasi banali. O forse apparentemente così ovvi da non averci mai davvero riflettuto su.

Mi è capitato di sentirmene dire una quasi un mese fa. Ero tra altre seimila persone e stavo partecipando a una catechesi, ma quella frase sembrava essere stata pronunciata solo a me; mi è arrivata dritta nello stomaco. Non mi ricordo le parole precise, ma il concetto era questo: per entrare in una stanza, bisogna uscire da un’altra.

Ecco, le porte servono a questo, no?

Collegano due stanze, se passi sotto una porta stai uscendo da un luogo per entrare in un altro. Non poi entrare in un posto senza uscire da un altro, ovvio, no?

Ecco, forse per me a questo punto direi che no, ovvio non era, altrimenti non sarei qui a pensarci da un mese.

Perché non si parla delle porte di casa, se devo andare in bagno mi tocca uscire dalla cucina, quello sì che è ovvio. Ma le porte della vita funzionano allo stesso modo. Ed è qui che ovvio più non è; lasciar andare certi luoghi per poter entrare in altri. Ecco dove sta la fatica. Come se attraversare quella porta fosse una colpa. Lesa maestà. Alto tradimento.

Come se quel luogo, una volta lasciato, sparisse, fosse risucchiato da un buco nero e non ce lo portassimo invece dietro, ma come bagaglio, non come zavorra che ci impedisce di camminare.

Quello che lasciamo andare, non ci lascia.

È in ciò che siamo, sarà in ciò che saremo, ma senza definire il tutto.

Forse è questa la domanda: da quale stanza non riusciamo a uscire? Cosa ci trattiene? Cosa non riusciamo a lasciar andare?

Ma, soprattutto, perché?

Forse quest’anno per me è l’autunno a fare da primavera, come le foglie che si staccano dagli alberi, forse è tempo di attraversare qualche porta, di staccarsi da qualche stanza. Forse è per questo che Circoletti è tornato oggi, col vento freddo e il cielo plumbeo.

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