Alla ricerca di un black-out
Alla notizia del black-out totale in Spagna ironizzavo sul fatto che se mi fossi trovata lì avrei approfittato per continuare a girovagare per la città e fare la turista. Poi però ho pensato che, probabilmente, sarei andata nel panico.
E questa consapevolezza mi ha un po’ irritata; perché ipotizzo che un po’ di panico iniziale sia comprensibile e normale, la paura del capire cosa stia succedendo, soprattutto in tempi come i nostri, penso sia legittima, ma non sono certa che poi sarei riuscita a far rientrare il panico, o perlomeno, a non stare con un senso di angoscia addosso.
Non so se sarei stata in grado di cogliere l’occasione di poter essere disconnessa dal mondo virtuale; è stato questo ad avermi irritata: la consapevolezza di quanto io ne sia dipendente.
Vorrei aggiustare il tiro.
Non perché si stava meglio quando si stava peggio e quindi proviamo a vivere senza elettricità o senza internet (perché forse il ragionamento che è partito nella mia testa non è tanto legato all’elettricitá, quanto alla rete internet), ma perché mi sono trovata spesso a chiedermi se non fosse troppo.
Troppa connessione. Troppe notizie. Troppa reperibilità.
La risposta che mi do è che sì, è troppo, almeno per me, ma al contempo sono consapevole di fare una fatica immensa a staccarmi. Un down della rete sarebbe un’occasione perfetto per doverlo fare per forza, senza coinvolgere la mia forza di volontá che su questo tema fa più di ogni tanto cilecca.
Vorrei riuscire a vedere cosa farei nella mia vita con qualche ora di disconnessione, ma non così, a casa, che è quasi facile disconnettersi quando si ha altro da fare, ma precisamente nei momenti di tempo libero, quando da fare non ho niente. Penso mi aiuterebbe a ridare spazio alla mia mente.
Perché i video della gente in Spagna che nelle ore di black-out passeggiava nei parchi, giocava o leggeva all’aria aperta, chiacchierava seduta ai tavolini dei bar, tutto senza telefono, non parlano di cose che senza black-out non si possono fare, parlano di cose che fagocitati dalla quotidianità scegliamo di non fare.
E mi sa che le mie scelte non mi piacciono più.