Dichiararci vivi
Ero alla seconda pagina del prologo di La luce in fondo di Luigi Maria Epicoco quando ho capito che non sarebbe stato un libro qualsiasi.
“Chi ascolta ti dichiara vivo”
Ah.
Mi sono dovuta fermare un attimo. È stata una sensazione particolare, perché è stato come se si fosse accesa una luce a illuminare un paesaggio che era già lì, ma che a causa del buio non ero mai riuscita a vedere.
Siamo in relazione con ciò che ci circonda, mondo e persone e anche grazie a quelle relazioni riusciamo a capire chi siamo. Tra gli altri cerchiamo qualcuno che ci capisca; almeno qualcuno che non ci ascolti solo con le orecchie.
Ne abbiamo bisogno, per non perderci, per non andare alla deriva, per non nasconderci dietro qualcosa che non siamo, pure quando sarebbe più semplice.
Abbiamo bisogno di qualcuno che ci ascolti perché in quell’ascolto ci riconosca; perché in quel riconoscerci ci permette di non essere soli, di scoprirci, di evolverci.
Può essere una fortuna e una coincidenza trovare qualcuno che ci ascolti, ma non è una casualità il mostrarsi davvero, permettere a qualcuno di ascoltare ció che realmente siamo. Però dobbiamo imparare a farlo.
Anche se fa paura, se ci fa sentire nudi, se xi sembra che solo a pensarci il cuore si fermi in gola; permettere a qualcuno di ascoltarci davvero rimette insieme i pezzi e lenisce le ferite. Cura.
Chi ci ascolta ci dichiara vivi, ma pure permettere a qualcuno di farlo lo fa.