Fango – se la vita ce la salva il pericolo
“E l’unico pericolo che sento veramente
è quello di non riuscire più a sentire niente”
Punto. Fine del post di oggi perché non c’è niente da aggiungere. O forse no. Forse è proprio l’essenziale perfezione di questi versi che mi fa venire voglia di scriverne, più per la loro essenzialità che per la loro perfezione. Forse per il fatto che conosco questa canzone da sedici anni, ma l’ho capita ora. Ho compreso solo ora quanto sia tutto lì, in quei due versi. Che non è il fatto che esista il pericolo di non sentire più niente, ma il percepire quel pericolo come tale, riconoscerlo.
Quando gli animali selvatici sentono il pericolo, allora hanno la possibilità di salvarsi, pure in quella lotta impari che è la caccia.
Quando non sentiamo più niente è tardi, quando sentiamo il pericolo di non sentire più niente, è l’inizio. Come stiamo quando non sentiamo più niente? Male. Chi siamo quando non sentiamo più niente? Non noi. Il problema è che non ce ne rendiamo conto. Se non sentiamo più niente, non sentiamo più neanche la nostra vita che si stacca da noi e prende un’altra strada. Non moriamo, ovvio, non in senso biologico almeno, o non sempre, perlomeno. Ma viviamo ancora davvero? Riusciamo ancora a riconoscere cosa sia vita?
Quando abbiamo smesso di percepire il sentire come la forma più pura del nostro essere? (Se abbiamo smesso di farlo, ma mi prendo la responsabilità di dire che penso lo abbiamo fatto.) Oppure dobbiamo proprio impararlo? Come si impara a sentire, a sentirsi? Non c’è il libretto di istruzioni, di questo sono certa, perché l’ho cercato senza successo. È stata la prima cosa che ho fatto quando ho intuito che non potessi più scappare dal sentire, che stessi pagando un prezzo troppo alto e che quindi non ne valesse più la pena. Le ho cercate quelle istruzioni, ditemi cosa devo fare per smetterla di sentirmi addosso quest’apatia e io lo faccio, ma non le ho trovate e penso sia, banalmente, perché non esistono.
L’unica cosa che ho capito, per il momento, è che la strada è quella che prevede di smettere di circumnavigare quello che sentiamo per attraversarlo. Attraversare tutto, tutta la paura che ci porta a chiudere fuori il nostro sentire. “The only way out is through” disse Robert Frost. Perché, mi sa, che attraverso sia l’unica via, l’unico modo per uscire da quella non vita che ci accolliamo per non sentire. Ma attraverso è faticoso e ci spaventa. Restare fermi in quella trincea che ci costruiamo per metterci al riparo da quello che sentiamo cos’è? Attraverso è un luogo in cui dobbiamo imparare a stare, ma ha dalla sua la prospettiva del movimento e dell’approdo, del tempore di casa dopo una tempesta. Nella paura che c’è nel sentire, nel sentirsi tutti, c’è la speranza del dopo.
Un pensiero su “Fango – se la vita ce la salva il pericolo”
Bellissimo!