Manifesting – Anno nuovo, fregature vecchie
L’inizio del nuovo anno coincide, spesso e per molti, con la lista dei buoni propositi, che di solito durano un paio di settimane e quindi metà gennaio mi sembra il momento perfetto per parlarne. L’inizio del nuovo anno è anche il momento preferito da quelli che vendono corsi di self-help e tutorial di manifesting, di vision board e cose simili. L’inizio dell’anno è la gallina dalle uova d’oro per quelli che vorrebbero insegnarci, in 10 step, a campare. A pagamento, naturalmente.
Loro, che cercano di propinarci questi decaloghi del farcela nella vita, hanno quelle vite perfette secondo il verbo del capitalismo che misura la soddisfazione e l’appagamento tramite auto, ville e conti in banca a molti zero e se tu non hai quello stile di vita, ma ovviamente vorresti averlo, è perché non l’hai voluto abbastanza.
Ma tranquillo, ti spiegheranno loro come fare.
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A tutti questi corsi o presunti tali, si è aggiunto il manifesting, molto in voga negli ultimi anni. In brevissimo, il manifesting afferma che si possa ottenere ciò che desideriamo semplicemente manifestandolo. Quindi bisogna identificare il nostro obiettivo, che deve essere specifico, credere di poterlo ottenere, altrimenti non incanaleremmo correttamente le nostre energie, e focalizzarci sull’obiettivo anziché sugli ostacoli che si pongono tra noi e l’obiettivo. Come invece facciamo noi che falliamo, mi pare il sottotesto.
Se non instillassero nelle persone senso di colpa e inadeguatezza, mi farebbero anche molto ridere.
L’elefante nella stanza che questi soggetti non menzionano mai, nel timore che vedendolo potremmo percepire l’inganno, è che siamo tutti diversi e tutti diversamente complessi nelle nostre specificità. Non può quindi esistere un modo di avere una vita soddisfacente, non possono esistere le istruzioni per farcela, banalmente perché non esiste un modo di farcela, ognuno ha il suo, basato sui suoi sogni, i suoi desideri, i suoi interessi, le sue aspirazioni, su come è fatto lui. Quello che tentano di venderci è un’espressione del successo capitalistico, che infatti fingono di mettere a nostra disposizione poiché ritengono di aver capito qualcosa in più degli altri, che magnanimi, ma in realtà stanno provando a vendercelo. E insieme alla ricetta per una vita meravigliosa, ci regalano una bella dose di senso di colpa per non averla già raggiunta quella vita. Perché “se vuoi, puoi” e quindi se non puoi è perché non lo vuoi abbastanza.
“Se vuoi, puoi” non sarebbe nemmeno un’espressione totalmente sbagliata, è che messa così è fuorviante, perché è incompleta. Manca il contesto. Ad esempio manca il contesto socio-economico da cui parte ognuno di noi (su questo vi consiglio la recente diretta di Maura Gancitano di Tlon che trovate su instagram “Pensiero positivo e guru della legge dell’attrazione”).
Ma manchiamo soprattutto noi come soggetti con caratteristiche diverse l’uno dall’altro, con storie diverse che ci rendono chi siamo.
A parer mio il manifesting, e tutto ciò che promette di insegnarci a campare, fa così presa su di noi perché distorce qualcosa di vero e importante, facendone una merce. Sentendo parlare di manifesting non ho potuto fare a meno di pensare alle cosiddette profezie autoavveranti che, perdonate la mia approssimazione ma non sono del mestiere, in psicologia identificano quelle “profezie” che si realizzano quando un individuo INCONSAPEVOLMENTE pone in essere dei comportamenti che fanno sì che degli eventi si realizzino (in estrema sintesi, eh). Ecco perché non basta volerle le cose. È tutto in quella parola: inconsapevolmente. Non siamo scemi se non abbiamo la vita di tizio x sui social. A parte che magari neanche la vorremmo davvero quella vita, ma poi non ce l’abbiamo perché lui ha la sua e noi la nostra. Ed è vero che a volte se cambiassimo il nostro approccio a determinate situazioni, il risultato cambierebbe, ma non perché manifestiamo un risultato diverso. E cambiare il nostro approccio non è qualcosa che inizia a succedere se iniziamo a svegliarci alle 5 del mattino (per fortuna), perché non esistono i miracoli, ma i percorsi, in questo caso lunghi e faticosi. Se ci siamo sempre posti un obiettivo senza raggiungerlo, ammesso e non concesso che sia qualcosa che davvero vogliamo, non è perché siamo pigri e svogliati e non ci crediamo abbastanza, ma perché, probabilmente, prima di entrare nella fase di realizzazione dobbiamo andare a scardinare qualcosa dentro di noi, a sciogliere quelle funi che ci trattengono, ma, di nuovo, è un percorso intimo e personale, oltre che lungo, che non ci può essere imposto dall’esterno, non esiste un deus ex machina, deve maturare all’interno, come il seme del grano che cresce in inverno sotto terra senza che nessuno lo veda.
Perché siamo fatti di crepe che cerchiamo di proteggere dalla luce, perché non vogliamo guardarle, siamo fatti di inciampi, di incroci a cui abbiamo imboccato la via sbagliata e di altri in cui ci siamo ritrovati con la svolta obbligata a destra quando noi avremmo voluto proseguire dritto. Siamo arrivati fin qui nonostante. E abbiamo così paura di guardare dentro i nostri buchi, che a volte quasi preferiamo sentirci dire che non ce la facciamo perché non lo vogliamo abbastanza anziché dover pensare che quei buchi sono ferite di cui possiamo prenderci cura anche dopo anni e che se quelle ferite smettessero di sanguinare, potremmo anche far entrare la luce, senza più credere di star proteggendo loro dalla luce e non noi stessi e quel bambino, quel ragazzo, quella persona che eravamo quando, proprio in quel punto, ci siamo spezzati. Però dobbiamo tornarci lì ed è molto più faticoso che tirarsi giù dal letto ogni mattina alle 5.
Anche perché con tutta quest’assenza di contesto rischiamo di credere che la vita non succeda mai anche al di fuori di noi, perché succedono delle cose al di fuori del nostro controllo che possiamo pure fingere che non ci scalfiscano, ma a che prezzo?
Ho passato anni a credere che “la stessa acqua bollente che rassoda le uova ammorbidisce le patate, conta ciò di cui sei fatto, non le circostanze”. Ecco, era un’enorme stronzata.
Un pensiero su “Manifesting – Anno nuovo, fregature vecchie”
Before you cross the street
Take my hand
Life is what happens to you while you’re busy making other plans..per restare in tema di citazioni, Jhon Lennon non aveva sbagliato tanto. Bello avere degli obiettivi ma che ognuno abbia i suoi e non quelli che un tizio qualunque dell’ Internet vuole che io abbia. L’unico proposito per questo anno voglio che sia di avere il coraggio di accettare quello che capiterà nella mia vita senza mai sentirmi da meno. Grazie,per le riflessioni del mercoledì