Giornata della Memoria – che senso ha avuto ricordare?
Non ho un ricordo preciso del momento in cui ho iniziato a ritenere la Giornata della memoria una giornata fondamentale dell’anno, mi pare di averlo sempre fatto, da quando l’età me l’ha concesso, per i mezzi che ho avuto man mano che gli anni aumentavano. Ho passato un tempo che potrei considerare rilevante a documentarmi sull’Olocausto, a leggere, a visitare luoghi, a vedere film e documentari e ho sempre pensato che fosse il minimo che potessi fare.
Mi sono resa conto di aver abbandonato ben presto il perché? come quesito capace di guidare e indirizzare i miei pensieri e le mie riflessioni in merito, per concentrarmi su un’altra domanda: come?
Come è successo, quali sono stati i presupposti, gli step che hanno portato alle camere a gas, come è stato possibile. Come sono riusciti a renderlo accettabile.
Per lungo tempo sono state riflessioni quasi fini a se stesse, perché avevo la presunzione, evidentemente, di pensare che parlassimo del passato che, pur con tutti i campanelli d’allarme nel presente, non sarebbe tornato a bussare alle nostre porte. E, in effetti, non ha bussato.
Ce lo siamo ritrovati in diretta su instagram, quel passato che si ripeteva e così non possiamo più chiederci “come è stato possibile” con l’aria orripilata di chi sa che lui certe cose non le farebbe mai accadere. Come è possibile? Mi chiedo oggi, mentre vedo da un lato del mondo bambini lasciati morire negli ospedali, un popolo bombardato e affamato e dall’altro un condannato a morte ammazzato con l’azoto. E noi? Che senso ha avuto ricordare, se non siamo in grado di riconoscere ciò che succede? Se non riusciamo a vedere le vittime che diventano carnefici? Se vedendo un genocidio in diretta tv siamo in grado di dire “Eh, ma loro…” Come siamo arrivati fin qui? Non sarebbe dovuto essere questo il senso della memoria? Riconoscere i segnali e non renderci complici, perché un genocidio non succede perché un pazzo lo concepisce, ma perché centinaia di migliaia, milioni di persone non fanno nulla per evitarlo.
La giornata della memoria doveva servire a noi, a prepararci, a renderci vigili e attenti. Che cosa ne abbiamo fatto? La commemorazione del passato non può essere fine a se stessa, perché il passato è passato ormai e per quanto doloroso possa essere, resta lì uguale a se stesso, quindi noi lo ricordiamo per il presente, per noi e per il modo in cui decidiamo di stare al mondo.
Altrimenti che senso ha commemorare?
E per questo il 27 gennaio quest’anno mi ha fatto male, perché mi sono sentita un burattino, complice, inerme e incapace di fare qualsiasi cosa davvero contro un genocidio. Noi ce ne stiamo qui nelle nostre tiepide case guardando degli schermi su cui si chiedono, davanti a un led che mostra solo macerie, come faremo con le merci in ritardo perché devono circumnavigare l’Africa anziché passare per Suez. Come se fosse normale parlare di mercato di fronte a oltre 25.000 morti ammazzati. Come facciamo a parlare di giornata della memoria? Come si conciliano le due cose? Come facciamo a non capire che è inutile ricordare così?
È diventata un’altra scatola vuota, la giornata della memoria, perché non siamo stati capaci di prendere quello che avremmo dovuto e così abbiamo iniziato a riempirla di ciò che ci faceva comodo.