Appuntamenti con il futuro
Le feste comandate sono strane, di solito o le ami o le odi, non sono tipi da sentimenti tiepidi, da vie di mezzo, forse perché arrivano con tutto il loro bagaglio e si piazzano lì, nel salotto di casa tua e non ti chiedono nemmeno “dove metto le mie cose?” come fa ansia nel trailer di Inside Out 2. Loro, semplicemente, arrivano; a noi tocca farci i conti.
Però, forse, il loro presentarsi ritualmente un vantaggio ce lo dà: comunque vada, loro a quell’appuntamento si presenteranno, puntuali o inesorabili, questo decidete voi. È difficile a volte pensarla così, ma non è un po’ consolatorio sapere che arriveranno comunque, a prescindere da tutto? Poi noi possiamo decidere come presentarci e, soprattutto, possiamo prepararci.
Con la Pasqua io ho sempre sentito una particolare affinità, forse perché arriva quando le giornate si allungano, forse perché quando andavo a scuola erano le prime vere vacanze dopo quelle di Natale e a quel punto il più era fatto, oppure forse perché, banalmente, la colazione di Pasqua è in assoluto il mio momento preferito dell’anno. Ed è per questo che mi piace, la Pasqua, perché a casa mia ha dei rituali fissi che io so che saranno lì. Pure se la Pasqua arriva in primavera, che è una stagione un po’ infame, diciamocelo, perché quando stai bene, stai ancora meglio, ma quando stai male assomiglia a una tortura.
In quei rituali, io mi sono sempre sentita al sicuro, perché sono riti antichi, che mi dicono da dove vengo, mi dicono chi c’era, prima che io arrivassi, mi raccontano com’era il mio mondo quando io non ero ancora arrivata ad abitarlo e così, io ho la sensazione di averlo comunque conosciuto e di potermelo portare dietro.
Nel Giovedì Santo, a casa mia, ci sono i miei ricordi di bambina, quelli che sopravvivono, prima che nella mia mente, nelle mie mani che si sono incontrate con quelle di mia nonna e ne hanno appreso il sapere.
Sono i ricordi del fare, del fare insieme, con qualcuno che insegna e l’altro che, anno dopo anno, impara con il passaggio di quella sapienza manuale che sa resistere anche quando la mente non se lo ricorda più, quasi fosse un primitivo istinto di sopravvivenza.
La Pasqua mi piace perché mi ha insegnato dove andare a cercare conforto quando ne ho bisogno, dove andare a chiedermi chi sono, dove affidarmi. E lo ha fatto molto prima che io iniziassi a rendermene conto. Alla fine, forse, è per questo che mi piacciono i rituali, perché con la loro inesorabile ripetizione mi danno un appuntamento con il futuro in cui io posso specchiarmi e riconoscermi.