Time out
Vorrei essere a un concerto.
Un concerto estivo, un festival, quelli in cui passi ore seduto per terra tra la polvere e un ricordo di prato pensando, molto più spesso di quanto sarebbe ragionevole fare, che probabilmente stai per svenire per la disidratazione, ma il pensiero non ti allarma più di tanto.
Uno di quei concerti dove la musica inizia quando cala la sera e il sole smette di martellarti la testa e tu pensi che la felicità sia esattamente quella roba lì.
Quando canti a squarciagola, in piedi in mezzo a gente sudata, e pendi dalle labbra di un tizio sconosciuto che se un Dio da qualche parte esistesse davvero, di sicuro in quel momento gli somiglierebbe molto.
Insieme a tutti quegli sconosciuto, con qualche amico fidato che non se ne farà di vederti piangere, pure se con tutta probabilità lo farai nell’esatto momento in cui quello vicino a te starà ridendo, eppure solo.
Desidero spesso essere a un concerto, molto più di frequente di quanto poi sotto quel palco io ci sia davvero, molto spesso accade attorno alle dieci del mattino o alle tre del pomeriggio.
Accade quando vorrei un time out.
Qualche ora, non chissà quanto, in cui non esista altro che la mia voce che si mischia a quelle di chi mi sta intorno.
Parole che escono da sole, come se venissero su direttamente dallo stomaco, senza la sorveglianza del cervello.
La libertà di non dover pensare a niente.
Il lusso, raro da doversi considerare un privilegio enorme, di poter mettere in pausa tutto il resto della vita, come se si fosse in una dimensione parallela.
Una dimensione parallela di cui non si paga lo scotto quando si torna. Ci si riconnette alla propria vita con un qualcosa in più, un’energia a lungo custodita e infine liberata nel mondo che fa sbocciare noi e il nostro camminare nella vita.
Sarà che io, con tante delle mie emozioni, faccio pace solo quando a un certo punto posso urlarle in mezzo alla gente, con le parole che qualcun altro ha trovato e che sono così azzeccate che non saprei trovarne di migliori. Sarà per questo che ogni tanto, per rimettermi in pace, mi immagino a un concerto, perché così, quello che deve, esce.