Siamo quello che mangiamo?
Che poi era la traccia della mia prima prova all’esame di maturità, tanto per restare in tema.
Di recente sono stata a una conferenza tenuta dal giornalista Francesco Costa che trattava il tema (enorme) della sovrabbondanza di informazioni che caratterizza i nostri tempi e come sopravviverle. Tra i vari spunti interessanti, quello che forse mi ha colpito di più è stato quello della dieta mediatica.
Chi tra voi segue Francesco Costa penso possa concordare con me che ormai dopo libri, podcast, newsletter e tanto, tanto altro è difficile essere stupiti da quello che il giornalista dice, non perché sia ripetitivo, ma forse perché con lui teniamo l’asticella delle aspettative davvero molto alta, o perché avendoci accompagnati così spesso nei suoi ragionamenti, riusciamo a intuire dove vada a parare; il diluvio di informazioni è qualcosa che avevo già sentito trattato da lui, quindi nessuna sorpresa da quel punto di vista, ma, sullo spunto offerto al giornalista da una domanda, Costa ha parlato di una cosa tanto semplice quanto vera, a cui ho continuato a pensare per giorni: la dieta mediatica.
Facendo il paragone proprio con la dieta più comunemente intesa, quella alimentare, Costa sottolineava come le fonti da cui decidiamo di informarci determinino la qualità della nostra informazione, proprio come ciò che scegliamo di mangiare influisce sul nostro stato di salute.
La riflessione è semplice, ma non banale.
Non lo è, secondo me, come tutte quelle in cui viene messo al centro il nostro libero arbitrio.
Interessante non è tanto il parallelo tra informazione e alimentazione, per quanto la consapevolezza che entrambe ci nutrano a volte ci passa di mente.
Interessante è la scelta.
Viviamo in una parte del mondo in cui, in prevalenza, possiamo scegliere cosa mangiare, anche se sempre con maggiore difficoltà. Nell’Italia del 2024, per certo, possiamo anche scegliere dove informarci, come farlo, da chi. Dobbiamo destreggiarci nel diluvio di informazioni, questo senza dubbio, e per questo dobbiamo imparare a scegliere come farlo, allenandoci a capire quali siano le fonti affidabili, imparando a riconoscerne l’attendibilità.
Confrontando, comparando, selezionando.
Solo così il nostro pensiero critico può essere nutrito e alimentato, aiutandoci a rimanere liberi e sani, senza farci corrodere il fegato da complottiamo, odio, rancori basati su informazioni false che ci vogliono stupidi, asserviti e pronti a credere a tutto e a tutti.
Proprio come un’alimentazione equilibrata, un’informazione accurata e ponderata ci aiuta a vivere meglio, perché siamo quello che mangiamo, e non mangiamo solo cibo.