Sono stata felice e l’ho capito
Mi capitano spesso, su instagram, quei video che gridano millennial da ogni fotogramma, in cui si fanno riferimenti a cose della nostra infanzia, tipo il jingle di canale 5 del mattino con l’orario, seguiti dalle varie declinazioni possibili di succedeva questo, eri felice e non lo sapevi. Pure i risultati della borsa, che all’epoca sicuramente odiavamo perché interrompevano i nostri sacrosanti cartoni animati pre-scuola, visti da qui, con la nostalgia degli occhi adulti, ci sembrano un ricordo felice.
O forse felici lo eravamo davvero, nel nostro piccolo mondo senza ansie, senza preoccupazioni, senza l’ossessione di dover aderire a degli standard, ma non sapevamo ancora di preciso cosa fosse, la felicità.
Forse allora diventare adulti significa saperla riconoscere, la felicità, e saperci riconoscere quando siamo felici; non dopo, quando quell’emozione è ormai sfumata, ma proprio lì, quando la stiamo vivendo, quando ci siamo in mezzo.
Poterci dire “ok, sono felice, lo sono qui e ora e me la godo, la celebro questa felicità”, senza pensare troppo a quando passerà, ai perché, ai ma.
Per me non è stato facile imparare a rendermi conto di quando sono felice, e di sicuro non l’ho ancora imparato del tutto, sempre troppo propensa al rimugino, tendo a lasciarmela scivolare tra le mani per poi chiedermi se mi ha attraversata davvero, quella gioia.
Invece la felicità è un istinto, un momento, un istante.
Non si trattiene più di tanto, ma lascia i suoi strascichi se viene riconosciuta.
Diventare adulti, per me, è imparare a capire che possiamo sentire tutto senza andare in pezzi, pure la felicità.