Riconoscersi

Riconoscersi

Impariamo col tempo a conoscerci, banale e scontato, prima non sappiamo neanche cosa significhi, poi facciamo le prove, poi, più o meno, ci arriviamo. O comunque chi ha chiaro in testa quanto sia importante conoscersi arriva a un certo punto della sua vita in cui questa faccenda diventa piuttosto rilevante.

O forse è solo il mio algoritmo di instagram che approfitta dei miei 30 anni per propormi certi contenuti. Posto che comunque se mi considera in target mi sa che le turbe dei trentenni sono un po’ queste, insieme alle operazioni nostalgia e alle ricette perché è indicativamente quella l’età in cui si capisce che diventare adulti significa cucinare due volte al giorno. Tutti i giorni.

La cosa bella del conoscersi, quando ci si prende un po’ la mano, è che non si finisce mai, anzi diventa quasi divertente vedere come siamo fatti, come reagiamo, cosa si collega a cosa nella nostra testa.

È come se il progetto di vita che costruiamo dentro di noi per realizzarlo poi fuori diventi più consapevole. Non nel senso di prevedibile e scontato, ma nel senso che sappiamo che c’è e questa consapevolezza la fa diventare una quasi divertente. Non sempre eh, per carità, ma quando non lo è sappiamo che il progetto è modificabile e che gomma e matita le usiamo noi, quando non  siamo consapevoli di questo viviamo come fossimo in balia totale dell’ignoto.

Come se sempre e comunque la vita succedesse indipendentemente da noi e come se pure il modo in cui reagiamo alla vita che succede non dipendesse da noi.

E a volte nella vita succede di pensare che conoscersi non sia sufficiente, che non sia la meta, che a un certo punto ci si voglia pure riconoscere.

Non riconoscere nell’altro, come quando da adolescenti cerchiamo qualcuno che sembri guardare il mondo dal nostro stesso punto di vista.

Riconoscersi con l’altro.

Riconoscere se stessi mentre si è con l’altro.

Realizzare di non aver provato ad adeguarsi, a modificarsi, ad adattare la nostra forma di cerchio in uno spazio quadrato e capire che va bene così. Che andiamo bene così.

Portandoci dietro il nostro bagaglio di paure e di timori ma per una volta realizzando che va bene pure così, pure portandosi dietro loro, senza la fatica di doverle nascondere.

Forse ci si rende conto di questo riconoscersi quando si cerca la maschera (perché in realtà ce l’eravamo portata dietro!) e non la si trova più, perché senza che ce ne rendessimo conto l’abbiamo lasciata scivolare giù. Non era necessaria e l’abbiamo percepito.

Ecco, conoscersi è bello, a tratti divertente, spesso entusiasmante come uno scudetto deciso all’ultima di campionato.

Riconoscersi, invece, è destabilizzante e lascia un po’ senza parole, però è pacificante, perché pare rimettere insieme i pezzi.

Ricompone il puzzle di cui eravamo convinti di aver smarrito diverse tessere.

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