Tentativo di riconnessione in corso

Tentativo di riconnessione in corso

A volte si ha la sensazione di avere bisogno di riconnettersi con se stessi, per tirare il fiato, rallentare, smetterla di sentirsi dei criceti sulla ruota. Si invoca quasi, questa fantomatica riconnessione, nella speranza che le risposte siano lì, pronte. Altre volte, invece, capita di avere questa senza averla ricercata, facendo qualcosa che per qualche motivo qualcosa di noi riconosce. Penso sia una questione di pelle, di vibrazioni direbbe qualcuno, di origini.

Se me l’avessero detto dieci anni fa sarei scoppiata a ridere, ma a me questo senso di riconnessione con me stessa lo dà raccogliere le olive.

Forse perché si fa solo una volta all’anno.

Penso, però, che sia per una sorta di congiunzione astrale che ha fatto sì che io in un determinato momento mi sentissi un tutt’uno con me stessa, in un modo che non avevo forse mai sentito prima e ora il mio corpo se lo ricorda e ricollega quei movimenti, quei profumi, quei colori a quella sensazione di riconnessione, come se davvero in quei momenti fossi una e contemporaneamente tutte le parti di quell’una. E ci stessi comoda.

Non so se io mi sia mai sentita più complessa che in quei momenti, forse però non mi sono mai neanche sentita forte come in quei momenti.

La forza quella vera, però, non quella delle armature.

Mi è successo per la prima volta un paio di anni fa, prima certe cose evitavo di chiedermele e soprattutto di sentirle.

Perché bisogna essere pronti a sentirle. Pure le cose belle. Forse soprattutto quelle. Non quelle belle ma effimere che sembrano esplodere ma poi non lasciano il segno, dei colpi a sale che ci illudono che la felicità sia quella cosa lì. Quelle belle davvero, che troviamo dopo aver scavato a lungo, dopo essere arrivati in profondità, con fatica, a volte pure desiderando di riuscire a lasciar perdere, quasi pentendoci di aver iniziato a scavare.

Ma poi ci sono e sembrano anche semplici, come le cose belle davvero sono.

Sono lì. Piccoli pezzetti capaci di rimettere a posto il puzzle.

Viene da piangere e ridere insieme quando si trovano, finalmente.

Finalmente ha senso. Finalmente ha un posto. Finalmente respiro, davvero.

Non fa quasi più paura.

Quasi.

Ciò che siamo, da dove arriva, tutti i modi in cui ci siamo protetti per superare interi la tempesta.

Tutto ciò che di noi sappiamo, tutto ciò che il nostro corpo sa, tutto ciò che finalmente sappiamo riconoscere.

Tutto insieme, pare pure comodo una volta che uno riesce a familiarizzarci, assomiglia di certo al tempo presente, al qui e ora, all’esserci. Sapendolo.

“E hai disegnato a colori

il mondo che hai immaginato

te ne vai in giro a fare tentativi

finché non avrà combaciato”

Il puzzle che si ricompone, poi, si colora pure di colori che non si sapeva esistessero.

 

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