Siamo tutti i nostri limiti, per fortuna
Ma non eravamo “tutti i limiti che superi”?
Dipende.
Dipende da quali limiti prendiamo in considerazione, forse.
Di recente mi è capitato di pensare ai limiti che mettiamo nelle relazioni con gli altri, che forse più che limiti sono confini.
Confini suona sicuramente meglio.
Ci delimitano in un certo senso, ma più che altro delimitano il raggio d’azione degli altri. Quanto in profondità dentro di noi possiamo andare. Quanto a fondo li lasciamo andare. Perché comunque i confini sono nostri e da adulti possiamo capire come non lasciarli oltrepassare quando non vogliamo, ma dobbiamo imparare a farlo, senza sensi di colpa.
Perché quei confini parlano di noi, spesso di chi siamo stati, di ciò che ci ha fatto male, delle ferite che ha lasciato e del modo in cui abbiamo cercato di disinfettarle.
Mi pare che spesso i nostri confini abbiano la forma delle nostre cicatrici.
Di quelle che abbiamo curato con più dedizione e impegno, di quelle che vengono dalle ferite più profonde che parevano non volersi mai rimarginare, di quelle che a volte sembrano guarite e poi ricominciano a sanguinare.
Quelle cicatrici a cui non pensi più, ma poi ti capita di passarci sopra col dito e senti ancora la pelle cambiare conformazione e consistenza.
Quelle cicatrici che meritano di essere protette.
Allora no, allora forse sono davvero limiti, non confini.
Quanto mi infastidisce non saper scegliere le parole.
Sono il limite di un’area protetta, che dobbiamo capire come gestire. Imparare a distinguere chi lasciare fuori da chi far entrare.
Perché le cicatrici ci ricordano sempre le ferite e le ferite, per rimarginarsi, hanno bisogno anche di un po’ di aria, di qualcuno che ci dia una mano a controllarle, di qualcuno che ci tenga la mano quando vogliamo grattarci via la crosta.
Le ferite lasciate sempre sotto al cerotto sono protette, ma forse non guariscono.
Possiamo mettere un checkpoint all’entrata delle nostre aree protette, per selezionare chi lasciar entrare, perché il dolore che qualcuno ci ha inferto invadendo il nostro territorio, ignorando le nostre ferite, costringendoci ad alzare palizzate per cercare di proteggerci non ci impedisca di farci vedere e conoscere dalle anime a noi affini, perché non ci faccia credere di dover sempre fare tutto da soli, di dover sempre bastare a noi stessi, di doverci sempre difendere da tutti.