Cosa resta di un regime
Che rumore fa un regime quando cade?
Nel sapore della libertà, si sente il retrogusto della dittatura? Delle torture? Delle prigioni sotterranee?
Per quanto tempo si continua a pagare il prezzo di un regime sanguinario come quello di Assad?
Io, ovviamente, non ho la minima idea di cosa succederà in Siria, so poco di chi siano stati quelli che hanno rovesciato il regime, non ho idea di chi saranno. So però che chi ci capisce qualcosa ci va coi piedi di piombo. Di sicuro non perché il futuro possa essere peggiore degli ultimi cinquant’anni, peggio non c’è mai fine, per carità, ma ecco, è veramente difficile da immaginare!
Semplificando, ci vanno coi piedi di piombo perché sanno meglio di me chi siano stati quelli che hanno il merito di aver rovesciato la dittatura e quindi temono che nonostante sia finito un terribile regime, non si possa festeggiare fino in fondo perché il futuro non sembra così roseo in termini di democrazia, diritti e libertà. Io però di questo non so parlare.
Però mi sono ritrovata a pensare a Manzoni quando dice che
“i provocatori, i soverchiatori, tutti coloro che, in qualunque modo, fanno torto altrui, sono rei non solo del male che commettono, ma anche del pervertimento a cui portano gli animi degli offesi”
Ecco, questo è il pensiero che mi frulla nella testa in questi momenti e non so spiegarlo proprio bene, ma quello che mi chiedo è: si può sopravvivere a decenni di barbarie, senza imbarbarirsi? Senza cedere alla violenza, ai soprusi, agli estremismi?
È facile giudicare da lontano, al caldo in inverno e al fresco d’estate, ma cosa si può dire a chi rinchiuso nelle carceri sotterranee siriane non sapeva nemmeno che il potere fosse passato da Assad padre ad Assad figlio? Ai bambini nati e cresciuti in quelle carceri, a chi per anni ha avuto la corrente elettrica per un’ora al giorno, mentre nel garage del dittatore c’era un parco macchine da far impallidire i depositi delle case produttrici.
Quanti anni saranno necessari per lenire le ferite di oltre cinquant’anni di dittatura?
Sarà mai possibile curarle?
Come si può non essere fagocitati da tutto quel male?
Cosa resta dell’umano quando passa per un inferno simile? A quante parti di sé si è costretti a rinunciare per poter sopravvivere?
Quello che mi chiedo in queste situazioni è se sia possibile evitare che la violenza di quei regimi generi altra violenza. Chi cresce vittima di quei soprusi, come può non odiare? Cosa si può fare per disinnescare questo meccanismo?
Sicuramente è solo un esercizio di pensiero, ma forse iniziare facendola finita di pensare di poter insegnare a tutti come si sta al mondo mentre stiamo seduti su quel trono chiamato occidente che ci siamo costruiti può essere un’idea.
Pure iniziare ad assumerci le nostre responsabilità in termini di conseguenze delle violenze non sarebbe male come inizio. Leggere alla voce isis, per esempio.