Di obiettivi falliti e altre fortune

Di obiettivi falliti e altre fortune

È stato un anno complesso per me il 2024. Sfaccettato.

Non sono una grande amante dei bilanci di fine anno, forse perché di solito fallisco tutti i buoni propositi? Può essere. Per onestá devo dire che da questo punto di vista anche quest’anno che sta finendo non è stato diverso.

All’inizio dello scorso gennaio avevo fatto un vision board, un po’ per noia e un po’ per ridere, ma alla fine quello che era venuto fuori, quegli obiettivi, erano reali.

Li ho riguardati stamattina.

Falliti.

Tutti.

Ma in realtà più della metá neanche me li ricordavo.

Mi ha fatto molto ridere questa cosa, perché ho pensato alla me che quegli obiettivi li ha scritti, a quanto in una certa misura ci credesse, a quanto sperasse di raggiungerli, a quanto pensasse che da quelli sarebbe dipesa una qualche sorta di felicità.

E poi ho visto la me di oggi, che manco se li ricordava tanti di quegli obiettivi.

Se per un attimo provo a isolarmi dal mondo, a guardare me e basta, questi ultimi 366 giorni sembrano durati tre vite; fatico quasi a ricordarmi con precisione chi fosse quella ragazza che si era messa a fare il vision board.

Lo so che non ci si può isolare davvero dal mondo, che non c’è sempre un lato positivo delle cose, che a volte anche solo incaponirsi a cercarlo fa un torto alla tenacia che si riesce a tirare fuori per riuscire ad attraversare certi momenti, però alla fine di quest’anno io ho bisogno di guardare per un attimo solo a me, di zoommare sulla mia vita, e di darmi una bella pacca sulla spalla.

C’erano dei semi che avevo pazientemente seminato, a cui un inverno non era bastato perché iniziassero a schiudersi, ce n’erano degli altri che temevo di aver perso per sempre; hanno avuto bisogno di una dedizione e di una cura che non sapevo di essere in grado di dedicargli, mi hanno fatto spesso pensare che sarebbero morti sotto quella terra senza mai germogliare, che non fossero i semi giusti, che non fossi io il terreno giusto per farli nascere, che tutta quella fatica fosse stata vana.

Poi, invece, in quel modo inaspettato che ha la vita di farci quasi credere che le cose succedano per caso, hanno iniziato a bucare la terra i primi fili d’erba, proprio quando pensavo che sarebbe stato un altro anno senza raccolto.

Hanno iniziato a spuntare, fragili e delicati, ma capaci di esporsi alle intemperie senza timore di perire.

Capaci di accettare il rischio.

Consapevoli del fatto che il vero rischio fosse quello di non schiudersi mai per paura delle grandinate, del sole cocente, di essere spezzati dal vento.

Caro 2024, non sei andato come avevo preventivato, programmato, progettato e così mi hai insegnato quanto è bello lasciarsi sorprendere dalla vita che accade.

Concedimi di portarmi questo nel 2025: la capacità di lasciarmi meravigliare e di credere che quella meraviglia sia possibile.

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