Ah sì, la felicità
La settimana scorsa ho deciso, o forse più che altro ho avuto bisogno, di cambiare argomento di scrittura proprio mercoledì mattina. Penso, una settimana dopo, che sia stato meglio così, non tanto perché avevo percepito la necessità di scrivere quello che poi ho scritto, o perlomeno non solo per quello, ma soprattutto perché mi pare che oggi io sia più pronta, o forse più disposta, a parlare di felicità.
Me la sento più vicina.
La folle idea di parlare di felicità mi p venuta leggendo questa frase.
“Chiedi cosa ti rende felice e poi fallo.
Il mondo ha bisogno di persone felici.”
Mi sono stupita perché l’ho sentita subito vera, non ci ho dovuto pensare, l’ho semplicemente sentito. E basta.
Mi è sembrata vera questa frase perché inizia con l’invito a chiedersi cosa ci renda felici, che, non so perché, mi ha fatto sentire la libertà di non esserlo, felice. Di non esserlo per forza, di non esserlo sempre, di non esserlo per ciò per cui gli altri/la società/il mondo si aspettano che io lo sia.
Se lo chiedo a me, cosa mi rende felice, allora è roba mia. Allora è davvero la mia felicità, mi tiene in considerazione.
Ciò che amo, quelli a cui tengo, ciò che mi interessa.
E allora posso anche farlo.
Perché non devo farlo secondo le regole di qualcun altro, non devo farlo per soddisfare le aspettative di chissà chi, non devo farlo perché la società mi vuole in un certo modo.
Lo faccio per me.
E se lo faccio per me, in qualche modo allora lo faccio anche per gli altri, per ciò che ho intorno, per il mondo.
È per questo che il mondo ha bisogno di persone felici.
Perché che il mondo abbia bisogno di persone felici, per me significa che il mondo ha bisogno di persone autentiche. Che, concedendosi di non essere felici, sappiano esserlo davvero quando lo sono, sappiano aspirare a esserlo, sappiano riconoscercisi quando lo sono.
Persone capaci di avere il coraggio di chiedersi cosa le faccia felici e l’audacia di farlo, di andarsela a prendere quella felicità.
Un giorno veloci, un giorno lenti, un giorno con entusiasmo e uno con tristezza. Facendo un passo avanti e pure un paio indietro ogni tanto. Stando fermi. Cambiando strada, perseverando nelle salite. Incespicando, correndo, sbagliando, credendo che non ci sia nulla di più oltre l’orizzonte e poi trovandolo comunque.
Forse il mondo non ha bisogno di persone felici, ha bisogno di persone che sappiano di potersi chiedere cosa le renda felici e di poter ascoltare la risposta.