Necessario per chi?
Ero davanti al foglio bianco stamattina, in ritardissimo, abbastanza convinta che questa settimana il blog sarebbe saltato, nella migliore delle ipotesi, o sarebbe stato piuttosto insulso, nella peggiore. Non avevo proprio idea di cosa tirare fuori, non perchè non avessi spunti, ma perchè quelli che avevo stavano bene dov’erano. Dentro.
Poi fissando il foglio bianco (letteralmente, ero seduta con il quadernino dove scrivo quello che poi esce su circoletti aperto, il caffè americano alla mia destra e una playlist casuale nelle orecchie) la mia testa ha iniziato a vagare.
Chi mi conosce sa che soprattutto nell’ultimo periodo la pro loco ha preso un bello spazio dei miei pensieri. Mi sono accorta, nel tempo che l’idea che generalmente ha di queste associazioni chi ne sta fuori è un banale “se magna, se beve e se balla”, in alcuni casi è un pensiero espresso anche con una buona dose di spocchia.
Stamattina comunque non voglio fare l’elogio delle pro loco, tranquilli; però mi è tornato in mente il racconto di una persona che raccontava di come fosse difficile, ormai, uscire a pranzo o a cena fuori con tutta la famiglia. Proibitivo, più che difficile. E che le iniziative delle pro loco a volte offrissero un’alternativa economicamente sostenibile.
Ecco, ripensando a questo aneddotto mi è venuta in mente l’obiezione che si sente spesso, sempre più spesso, quando si fa notare che tutto stia diventando (spesso è già diventato) economicamente insostenibile: non è una cosa necessaria.
Andare a cena fuori? Non necessario,
Andare a un concerto? Non necessario,
Andare in vacanza? Non necessario.
Ma mica un mese in giro per il mondo, quattro giorni d’estate al mare non troppo lontano da casa! N o n è n e c e s s a r i o
Ecco, io mi chiedo, non è necessario per chi?
E anche, allora cosa è necessario?
E soprattutto, conta solo ciò che è necessario?
Cosa significa necessario, poi?
Perché i tre esempi banalissimi che ho fatto prima sono assolutamente necessari. Cosa facciamo in quel lasso di tempo che ci viene dato tra quando nasciamo e quando crepiamo se non passiamo del tempo con i nostri simili, non coltiviamo le cose che ci fanno stare bene e non andiamo a vedere cosa c’è nel mondo oltre il tragitto casa-lavoro?
E se queste cose non sono necessarie, quando è stato deciso che la vita dovesse essere fatta solo di cose necessarie?
Che per necessarie, mi pare chiaro, si intende sempre e solo ciò che è necessario al sistema economico capitalista.
Ecco, per questo è necessario che le persone si accontentino, di fatto, di lavorare e che siano convinte che quella sia la cosa necessaria e che il resto, che quindi non è necessario, non serva e ci si debba un po’ sentire in colpa anche solo per averlo desiderato.
Ma, invece, per l’umano cos’è che è necessario?