Sentirsi estranei

Sentirsi estranei

Pensavo, ieri, forse complice il cielo grigio e quella pioggerellina che in primavera mi incupiscono più di quanto facciano a novembre, a quanto sia strano, sentirsi estranei.

Estranei alle tendenze del mondo, estranei ai trend, estranei al modo comune di intendere certe cose. Non migliori o peggiori, solo estranei. Sentirsi estranei ma non riuscire comunque a distaccarsene. Ecco, forse è questa cosa qui che mi sembra strana, o forse strano non è la parola giusta. È che fa male. Fa male due volte.

La prima perché ci si sente diversi, e non sempre è piacevole, soprattutto quando si capisce quanto tempo e quante energie si sono spese nel sentirsi uguali. La seconda, che forse fa ancora più male, perché non si riesce a distaccarsi davvero da quelle cose che ci fanno sentire strani, che ci fanno male, pure se, ormai, ne siamo consapevoli.

È perché abbiamo bisogno di compagnia? Di appartenere a qualcosa? Di non sentirci troppo distanti da ciò che il mondo si aspetta da noi?

Ecco, forse sono le aspettative.

Ma le aspettative di chi?

Me le sono sentite addosso, queste maledette aspettative, mi è spesso sembrato che tante persone che in un certo senso mi conoscevano avessero delle aspettative su di me. Ma mica lo so se era vero! Probabilmente loro pensavano solo alla loro vita. Forse quelle aspettative c’erano ma parlavano più di loro che di me.

Ora lo so.

Quello che non so, è come fare ad allontanarmi da quelle aspettative, vere o presunte che siano. Come fare a uscire da quel pantano in cui mi sento strana se non sono uguale, ma da cui mi pare di non poter uscire, anche se sarebbe essenziale farlo per rispettare le mie di aspettative su di me.

A quelle dovrei pensare, mi aiuterebbe senz’altro a sentirmi meno estranea, meno estranea da me.

Più allineata, più centrata, più presente.

Suppongo mi starei anche un pelo più simpatica.

Ecco un’altra cosa che non so è come si faccia a staccarsi, davvero, dai loop in cui cadiamo per abitudine, per consuetudine, perché si fa così, perché a trent’anni questo è.

Ma so che una volta che li vedi, che li riconosci, starci dentro diventa ancora più doloroso, perché ne sei consapevole.

E allora una cosa la so! SO che non è che non so come si faccia, è che non lo so ancora. 

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